Valeria
Poletti


Ricercatrice indipendente


Articoli

LA NATO, UN AMICO PERICOLOSO

Articolo, Maggio 2022.

In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, dopo duecento anni di neutralità la Svezia e dopo più di 70 anni la Finlandia, entrambe si candidano ad entrare nell’Alleanza Atlantica, aprendo la strada ad un aumento della presenza di truppe NATO nelle regioni del Nord Europa. La neutralità come status cessa di avere una sua posizione all’interno del diritto internazionale. I piccoli Paesi e quelli meno armati si schierano, all’interno dell’antagonismo Est-Ovest, con uno dei due blocchi in un gioco pericoloso nell’Atlantico e nell’Indo-Pacifico. Nonostante le pressioni di Washington perché gli Alleati aumentino le proprie spese militari e la contribuzione alla NATO, gli Stati Uniti si assumono comunque l’onere maggiore nell’eventuale difesa di Stati deboli al confine con la Russia e degli enormi investimenti attuati per presidiare i piccoli Paesi Baltici e quelli che si affacciano sul Mar Nero: tanto impegno si può spiegare solamente con il disegno di allargare il conflitto ben oltre quello in corso in Ucraina, con la prospettiva di mettere sotto scacco la Cina. Il fatto che Mosca porti la responsabilità di un’aggressione ingiustificabile, non cancella le altrettanto gravi responsabilità di USA e NATO. Tanto più che in un futuro relativamente prossimo, dall'Ucraina la guerra potrebbe estendersi alla regione balcanica: per questo gli Stati Uniti vogliono accelerare il processo di adesione all’Alleanza di Kosovo e Bosnia-Erzegovina. L'Europa è un secondo fronte già aperto. Disertiamo!

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UCRAINA
GUERRA A DISTANZA TRA STATI UNITI E RUSSIA

Articolo, April 2022.

La seconda guerra in Europa, dopo quella contro la Jugoslavia, sembra avere cancellato dagli schermi la crisi climatica e quella susseguente alla pandemia. Un Paese poco rilevante dal punto di vista dell’economia europea e globale, certamente non di primario interesse per gli Stati Uniti e che era di fatto lontano dal rappresentare una minaccia alla stabilità della vicina potenza Russa acquisisce, apparentemente all’improvviso, un ruolo fondamentale per gli equilibri strategici di gran parte del pianeta tanto che si parla della possibilità che il conflitto in atto tra Russia e Ucraina scateni la terza guerra mondiale.

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LE PIAZZE NO GREEN-PASS
una sfida da non raccogliere

Articolo, Dicembre 2021.

Molti, “asinistra”, pensano che la mobilitazione contro il green-pass sia un’occasione da cogliere per riprendere spazio e visibilità politica appoggiandosi a questo movimento di piazza, se non per ricostruire l’egemonia persa, quantomeno per riproporsi come interprete credibile del conflitto sociale. La comparsa di una ribellione, un non-movimento apparentemente spontaneo, contro una disposizione governativa percepita come restrittiva delle libertà individuali porta a confondere, nell’osservare il fenomeno, tra rifiuto dell’”obbedienza” e vocazione insurrezionale. C’è modo di capire?

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KABUL, CHI TACE ACCONSENTE?

Articolo, Ottobre 2021.

Dopo un anno e mezzo di trattative con i Talebani, l’esercito degli Stati Uniti e le truppe alleate lasciano l’Afghanistan. L’ultimo volo degli americani è salutato in Occidente da commenti ironici sull’avventura di 20 anni di guerra finita in una fuga precipitosa e in un indecoroso fallimento. I più importanti Paesi musulmani tacciono. Imran Kan, primo ministro del Paese che più ha sostenuto la guerra delle bande islamiste, afferma che «gli insorti hanno spezzato le catene della schiavitù». Ha ragione? L’indipendenza nazionale, quella che i Talebani hanno sempre affermato di perseguire e che ora hanno effettivamente conseguito, non è la stessa cosa della liberazione dalla schiavitù, ma è esattamente ciò contro cui USA e alleati hanno combattuto per due decenni.

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REAZIONE AVVERSA AL GREEN-PASS

Articolo, Agosto 2021.

La preannunciata introduzione del green-pass (certificazione di vaccinazione o avvenuta guarigione dal Covid) come condizione per l’accesso a locali pubblici al chiuso e a mezzi di trasporto a lunga percorrenza ha scatenato una improvvisa ondata di proteste. Individui, precedentemente non contaminati da teorie cospirazioniste o tesi negazioniste, si sono ora unite alle mobilitazioni contro questa ultima misura governativa sostenendone l’illegittimità sia in quanto si presume lesiva dei diritti della persona a scegliere se e come proteggere la propria salute, sia in quanto norma che si ritiene discriminatoria delle minoranze. Senza cedere a facile ironia, trovo che qualche precisazione sia opportuna.

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La partita truccata dell’ ONU in Libia

Articolo, Dicembre 2020.

Il Libyan Political Dialogue Forum è stato convocato per il 9 novembre 2020 a Tunisi dall’ONU. Presieduto dalla diplomatica americana e rappresentante speciale delle Nazioni Unite Stephanie Williams, ha avuto un iter piuttosto tormentato per alcune settimane e riprenderà il 21 dicembre con l’obiettivo di congegnare una forma di governo di transizione che dovrebbe portare il Paese alle elezioni generali fissate per il 24 dicembre 2021. È ampiamente contestato da molta parte della società libica, dalle tribù come dai movimenti che hanno espresso nelle piazze la loro contrarietà all’ingerenza straniera e alla inosservanza del diritto all’autodeterminazione del popolo della Libia. Quali sono le parti in causa e gli interessi in gioco?

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IRAQ, REVOLT OR REVOLUTION?

Article, April 2020.

The massive popular uprisings that have been going on for almost six months in Iraq, Iran, and Lebanon didn't find resonance in the Western media. Besides, the social and political parts of the society that should have been more sensitive to the revolutionary movement and to its aspirations remained almost indifferent. In Iraq, in particular, the scenario appears far more complex than what suggested by the few and reticent official press analyzes.The struggle led by the young generation, whatever the outcome of the short-term internal conflict will be, will lead to one irreversible evolution in the Middle Eastern world. It is nothing but the beginning.

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IRAQ, RIVOLTA O RIVOLUZIONE?

Articolo, Marzo 2020.

Le imponenti sollevazioni popolari in corso da quasi sei mesi in Iraq, Iran e Libano non hanno trovato risonanza nei media occidentali ed hanno lasciato quasi indifferenti le componenti sociali e politiche che più avrebbero dovuto essere sensibili al configurarsi di un movimento rivoluzionario che, qualunque sia l’esito del conflitto interno a breve termine, porterà ad una evoluzione irreversibile nel mondo mediorientale. In Iraq, in particolare, lo scenario appare ben più complesso di quanto le poche e reticenti analisi ufficiali della stampa facciano percepire. Non è che l’inizio.

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IRAQ, NO TO AMERICA NO TO IRAN

Articolo, Febbraio 2020.

Uno degli slogan diffusi nelle “proteste” è “vogliamo una patria”: non si tratta di nazionalismo, ma della determinazione a liberarsi dalle catene economiche, sociali e politiche che la distruzione dello Stato iracheno ad opera della guerra di aggressione americana e occidentale del 1991 e del 2003 hanno prodotto. È una autentica volontà di autodeterminazione nazionale e popolare.

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Soleimani e Trump
USA e Iran strategie compatibili

Articolo, Gennaio 2020.

Se la mossa degli islamisti filo-iraniani nell’assediare l’ambasciata statunitense in Iraq mirava a spaccare l’unità della rivolta e del nascente movimento rivoluzionario riproponendo un vecchio schema di revanscismo antiamericano contrapposto all’unitarismo antisettario, la risposta di Trump, l’uccisione di Suleimani, potrebbe avere approfittato di questa manovra per rimettere all’ordine del giorno l’opportunità di un diverso orientamento ai vertici della Repubblica Islamica salvando il regime nel suo complesso.

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SOLEIMANI and TRUMP
USA and Iran, two strategies compatible with each other

Article, January 2020.

The siege of the US embassy by the pro-Iranian Islamist aimed to split the unity of the revolutionary movement by proposing an old scheme of anti-American revanchism and thus reducing the anti-sectarianism unity, Trump's response may have taken advantage from this maneuver to increase the chances of changing the top of the Islamic Republic’ government, saving the regime as a whole.

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Iraq, Libano, Iran
la “rivoluzione di ottobre”, le sollevazioni contro il sistema

Articolo, Dicembre 2019.

Da tre mesi enormi mobilitazioni di massa in tutto l’Iraq, in tutto il Libano e nell’intero Iran, hanno travolto i limiti della rivolta per dare esordio alla rivoluzione. Non soltanto un movimento socialmente diffuso e trasversale contro le condizioni di vita, non più solamente la richiesta di riforme radicali che mettessero fine alla povertà e alla diseguaglianza, alla corruzione della classe politica, all’insufficienza e inadeguatezza dei servizi pubblici, ma la determinazione a cancellare il sistema politico dominante fondato sul confessionalismo o sull’assolutismo settario del potere. Si tratta di un passaggio che non è stato gestito da partiti politici o da organizzazioni con precedenti di leadership più o meno consolidata, ma che ha, piuttosto, visto il protagonismo di generazioni giovani e giovanissime, di disoccupati e lavoratori e di donne impegnate soggettivamente e collettivamente nel sostegno all’insurrezione. In Italia, come nella maggior parte dei Paesi europei, le notizie riguardo alle manifestazioni insurrezionali in corso in Iraq, Libano e Iran sono “silenziate” dai media (TV, stampa e agenzie). Perché? L’esercito italiano è presente in Iraq e in Libano a difesa dei “nostri interessi nazionali”. Una quantità di imprese italiane opera nella Repubblica Islamica dell’Iran garantite dal regime teocratico che non desiderano vedere rovesciato. Quanto queste insurrezioni ci interessano da vicino?

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MINI-NAJA
l’arruolamento precoce degli studenti e la militarizzazione della scuola

Articolo, Settembre 2019.

L’emanazione del decreto legge che, nel marzo 2019, ha istituito i corsi di formazione militare per i giovani di età compresa tra i 18 e i 22 anni è stata preceduta e seguita da un numero impressionante di “gite scolastiche” degli allievi delle elementari e delle medie nelle basi e nelle caserme, da una quantità di visite alle basi NATO e attività di addestramento degli studenti delle scuole secondarie in installazioni militari, basi della marina e dell’aeronautica militare. Il provvedimento è inserito nel quadro del Decreto “alternanza scuola lavoro”, un provvedimento che cancella il concetto di “diritto allo studio” (diritto alla conoscenza) e rende la scuola subalterna a modelli produttivistici legati al profitto imprenditoriale (somministrazione di competenze); la sua estensione all’ambito militare parifica l’esercizio della guerra a qualsiasi altra attività lavorativa. Come è logico che sia, l’ambito privilegiato nel quale sviluppare la cooperazione scuolaesercito è quello accademico. La riorganizzazione dell’ordinamento universitario ha consentito il finanziamento (con denaro pubblico) di progetti di ricerca bellica portati avanti negli atenei ora delegati a fornire le competenze e le tecnologie necessarie alla gestione dei conflitti.

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PASSAGGIO IN LIBIA
cosa abbiamo da perdere?

Articolo, Dicembre 2018.

Ospitando nello scorso novembre a Palermo la Conferenza sulla Libia, la diplomazia armata di Roma ha suonato la sua marcia interventista con il flauto dell’orchestra ONU, ma ha messo le basi per portare l’intera banda sui teatri africani. La prospettiva è quella di garantirsi un posto al tavolo della spartizione delle risorse, in un’ottica coloniale, presidiando militarmente i confini allargati del cosiddetto interesse nazionale. La colonia esterna ha come corollario la colonia interna. “Disciplina” e “sicurezza” saranno i criteri con i quali il governo promette di amministrare i cittadini italiani destinati a pagare i costi dell’avventura bellica in termini di impoverimento individuale e sociale e di degrado della qualità della vita e della convivenza civile.

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LIBIA, FLUSSI DI GUERRA
sintesi per immagini

Presentazione, aprile 2018.

Brevi note illustrate riguardo alla proiezione di forza dell’Italia nel Sahel.
Immagini e didascalie per dare un quadro sintetico delle ragioni e delle conseguenze della missione militare italiana.

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LA GUERRA DELL’ENI IN AFRICA
sintesi per immagini

Presentazione, aprile 2018.

Brevi note illustrate riguardo alle operazioni ENI in Africa.
Immagini e didascalie per dare un quadro sintetico di come ENI condiziona la politica estera italiana.

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LA GUERRA DELL’ENI IN AFRICA
e l’interesse nazionale

Articolo, 16 aprile 2018.

In Africa, ENI è uno degli attori in guerra.
La posizione di potere raggiunta da ENI come corporation transnazionale la mette in grado di dettare le condizioni ai governi italiani e condizionare il corso degli eventi nelle nazioni cui dirige i propri investimenti. Allo Stato resta il compito di governare le contraddizioni che il modello di sviluppo fondato sulla crescita delle multinazionali e sulla ricerca dell’espansione illimitata delle regioni sfruttabili crea al di fuori e dentro il Paese: la guerra è uno degli strumenti.

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MAL D’AFRICA
l’Italia nella guerra globale

Articolo, 7 aprile 2018.

Con la conferma, da parte del governo italiano, dell’intenzione di inviare truppe in Niger la campagna d’Africa è ufficialmente cominciata.
l’Italia sta attivamente partecipando alla guerra in corso. L’allargamento dell’impegno del nostro esercito a tutta la regione sub-sahariana non è semplicemente funzionale (come dichiarato) al contenimento dei flussi migratori che attraversano il Niger e il Fezzan per arrivare ad imbarcarsi sulle coste del nord della Libia, ma piuttosto a proteggere gli interessi della nostra compagnia petrolifera in Libia e a aprire la strada per una proiezione di forza in Africa capace di competere con le altre potenze europee.

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LIBIA, FLUSSI DI GUERRA
I militari italiani, i migranti, gli “interessi nazionali”

Articolo, 10 dicembre 2017.

Il prezzo e le conseguenze dell’intervento in Libia per le popolazioni africane e per i cittadini italiani. Di chi è il nostro “interesse nazionale”?
Contro i migranti schieriamo il nostro esercito nelle retrovie del fronte sul quale facciamo combattere le truppe locali per i nostri “interessi nazionali”. Per questi c’è un prezzo da pagare: la guerra all’interno delle economie capitalistiche per l’egemonia sulle risorse porta nei nostri Paesi disoccupazione e povertà diffusa, conflitto sociale e razziale, politiche securitarie. A casa nostra comincia a delinearsi la realtà della guerra.

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MEDITERRANEO IN GUERRA

Articolo, 25 aprile 2016.

Il Mediterraneo al centro della guerra globale, l’Italia al centro del Mediterraneo. La “fortezza Europa” sta franando sulle sue coste meridionali proprio mentre il suo mare caldo, il Mediterraneo, diventa uno spazio globale in cui, attraverso la moltiplicazione dei conflitti, le maggiori potenze entrano in rotta di collisione.

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L’ITALIA ALLA CAMPAGNA DI LIBIA

Articolo, 2016.

L’Italia è già in guerra contro I popoli nordafricani e mediorientali, non contro lo Stato Islamico. Nell’imminenza dell’ingresso italiano nella prima Guerra Mondiale nel 1914, il giornale anarchico. Il Libertario lanciava la parola d’ordine “Guerra alla guerra” mentre il “neutralism socialista” consegnava I proletari al massacre imperialista. Un secolo più tardi non parrebbe troppo chiedere a noi tutti di ricostruire una coscienza internazionalista laica e un movimento di concreta opposizione alle guerre dell’imperialismo globale a cominciare dalla guerra subordinata condotta dal nostro apparato statale-militare.

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L’INCENDIO DEL MEDIORIENTE, LE CONNESSIONI INATTESE
le Primavere arabe, gli Stati Uniti, l’Islam politico

Libro, 2015. ProspettivaEditrice

Tre primavere dopo “quelle” Primavere, mentre i sogni di molti giovani arabi sono scivolati nell’incubo della guerra settaria o restano sospesi su di essa, diverse voci indipendenti hanno posto interrogativi riguardo all’intervento di forze controrivoluzionarie e all’ingerenza internazionale. Approfondendo l’esame degli avvenimenti, collocandoli nel più ampio contesto della fase di sviluppo del capitalismo globale e riandando alle radici, oltre che all’attualità, delle relazioni tra la destra islamica e la superpotenza americana ho provato a far emergere quelle connessioni che hanno in larga parte determinato l’incendio del Medioriente e che sono oggi alla base degli scenari di domani.

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L’IRAQ SOTTO IL PESO DI UNA QUERRA MAI FINITA

Articolo in "Verso un nuovo orientalismo Primavere arabe e Grande Medio Oriente ", a cura di Gian Paolo Calchi Novati, Carocci Editore, 2012

Verso un nuovo orientalismo raccoglie i saggi di studiosi di alcune università italiane, dell’università di Tunisi e di ricercatori dello IAI e dell’ISPI e di alcuni ricercatori indipendenti. Il mio contributo ha per titolo “L’Iraq sotto il peso di una guerra mai finita”.

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GLI ANTIMPERIALSTI NELLA TRAPPOLA IRANIANA

Articolo, 2009.

Trent’anni dopo la proclamazione della Repubblica Islamica, cioè, mi permetto di dire, dopo la sconfitta della rivoluzione…. una riflessione sulle ragioni del grande, variegato e coraggioso movimento di opposizione interna alla Repubblica Islamica.

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HAMASLAND, PALESTINA
L’espansione dell’Islam politico e la guerra imperialista

Articolo, 2009.

L’Italia è già in guerra contro I popoli nordafricani e mediorientali, non contro lo Stato Islamico. Nell’imminenza dell’ingresso italiano nella prima Guerra Mondiale nel 1914, il giornale anarchico Il Libertario lanciava la parola d’ordine “Guerra alla guerra” mentre il “neutralism socialista” consegnava I proletari al massacre imperialista. Un secolo più tardi non parrebbe troppo chiedere a noi tutti di ricostruire una coscienza internazionalista laica e un movimento di concreta opposizione alle guerre dell’imperialismo globale a cominciare dalla guerra subordinata condotta dal nostro apparato statale-militare.

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SADDAM HUSSEIN “UOMO DEGLI AMERICANI”
Il mito contro la storia, la propaganda contro l’informazione

Articolo, 2007.

Più che da altre asserzioni, diffamanti quanto false, riguardo alla figura di Saddam Hussein, l’immaginario collettivo della "sinistra" è stato suggestionato dalla leggenda, testardamente ripetuta dai mezzi di informazione nonostante risultasse contraria ad ogni logica analisi, di un presidente portato al potere dalla CIA e sostenuto dagli americani. Da dove viene questa accusa che da più di un decennio acceca l’opinione di sinistra e le impedisce di osservare la realtà storica di un Paese costruitosi dentro un processo rivoluzionario, anticolonialista e antimperialista, di cui Saddam è stato uno dei protagonisti di maggiore rilievo?

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IL CAMPO DI BATTAGLIA, I MOVIMENTI E LE STRATEGIE DI LOTTA

In "Rosso Baghdad", a cura di Giampaolo Calchi Novati, Il Ponte Editrice, 2007

Rosso Baghdad è un volume che riunisce gli interventi di più autori: il mio, “Il campo di battaglia, i movimenti e le strategie di lotta”, riguarda l’evolvere degli avvenimenti in Iraq, la guerra di Resistenza, il conflitto armato tra le fazioni, le milizie islamiste.

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L’IMPERO SI E’ FERMATO A BAGHDAD

Libro, 2006. Achab Editrice

La Resistenza irachena ha avuto una sua fisionomia politica ben definita e, benché sconfitta nel suo complesso, è ancora un corpo vivo all’interno del Paese avendo rappresentato il primo agente storico di una nuova fase di lotte anticoloniali. Il libro, uscito nel 2006, presenta una ricostruzione storica e un’analisi complessiva utile a comprendere l’evoluzione degli avvenimenti e la situazione odierna in Iraq.

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